63. Cultura e societ dei maya, degli aztechi e degli incas.

   Da: F. Focher, Le civilt precolombiane. L'incontro con
l'Occidente, G. D'Anna, Firenze, 1973

 Nonostante il disprezzo e l'indifferenza dei conquistatori, le
principali civilt precolombiane (i maya dello Yucatn, gli
aztechi del Messico e gli incas della regione andina) erano
espressione, come appare in queste pagine dello studioso italiano
Ferruccio Focher, di una millenaria cultura, che rivel talvolta
aspetti estremamente interessanti, come quelli relativi alla
cosmologia ed alla categoria del tempo.


 I Maya

   La civilt dei Maya non fior, come le altre del vecchio mondo
sulle rive d'un fiume, sulle coste o in prossimit del mare, in
zone aperte agli scambi, favorite dal clima e dalla fertilit del
suolo, ma nelle pianure dello Yucatn, in un ambiente ostile
all'insediamento umano, nel cuore di foreste tropicali, in un
territorio reso insidioso dalla natura. Vincendo difficolt di
ogni genere, i Maya edificarono un gran numero di superbe citt,
che meglio, per, si dovrebbero dire centri cerimoniali non
destinati ad abitazioni, sedi di templi e di spazi scenografici
soltanto. Le popolazioni vivevano disseminate nelle campagne. Base
dell'economia dei Maya era la coltivazione del mais effettuata con
sistemi che, fatta astrazione dalle attrezzature in metallo oggi
disponibili, non erano molto diversi dagli attuali. I Maya
abbattevano le foreste, bruciavano gli alberi ed il sottobosco,
seminavano, raccoglievano sino ad esaurire la fecondit del suolo.
Era un tipo di agricoltura ancor oggi praticato nell'umida America
tropicale ed era il solo possibile per un popolo primitivo che
viveva in un paese denso di foreste, roccioso, caldo, dove non si
pu usare l'aratro e non si trovano animali da tiro. Gli uomini
abitavano in capanne delle quali rimangono scarse tracce
disseminate attorno ai vari centri rituali.
   La civilt maya fior per duemila anni circa, dal 500 avanti
Cristo sino al diciassettesimo secolo; gli studiosi hanno
identificato un periodo di pi intenso fervore creativo, il
cosiddetto periodo classico, che corre dal quarto al decimo secolo
dopo Cristo In questa et i Maya furono in contatto con altri
centri mesoamericani, usarono una scrittura ideografica abbastanza
evoluta, idearono un calendario tra i pi perfetti a noi noti ed
elaborarono un sistema di numerazione vicino al nostro, con un
segno avente la funzione dello zero.
   La collaborazione di esploratori, archeologi, storici e
linguisti, favoriti dal contributo finanziario delle universit
statunitensi, messicane ed inglesi, ha reso possibile la
decifrazione dei codici maya e la conoscenza di alcuni problemi di
questa enigmatica civilt. La fisionomia culturale dei Maya 
quella di un popolo tenace e sobrio, alieno da sentimenti
bellicosi, stranamente dominato dal pensiero del fluire del tempo.
Il tema principale del pensiero maya - ha scritto J. E. S.
Thompson [La civilt maya, traduzione di V. Tolomei, Einaudi,
Torino, 1970] - era il passare del tempo. [...]I Maya erano
incantati dal ritmo temporale [...] provavano un mistico
sbigottimento nel contemplare il continuo trascorrere dei giorni.
[...] Buona parte dei geroglifici dei Maya consiste in computi del
tempo che risalgono sino ad un remotissimo passato ed avanzano
timidi sondaggi del futuro.
   La casta dominante era formata da sacerdoti e nobili,
verosimilmente legati tra loro da vincoli di sangue, oltrech da
comunanza di idee politico-religiose. Essi ressero le numerose
citt-stato (perch tali probabilmente furono) ed impiantarono
governi teocratici, probabilmente non oppressivi. Mancano
testimonianze archeologiche di governi forti o tirannici, non vi 
segno di organizzazioni militari. Queste condizioni possono
essere considerate - osserva al riguardo S. G. Morley [Gli antichi
Maya, traduzione di D. Sabbatucci, Sansoni, Firenze, 1958] - un
indice dell'importanza della religione nella vita pubblica; vi 
ogni ragione per credere che i sacerdoti di un culto altamente
organizzato siano stati essi stessi al governo dell'area maya
centrale.
   Questo mondo cos tenace e creativo, raffinato e geniale, venne
meno ad un tratto, come un organismo vitale attaccato da un
improvviso morbo. Sui motivi dell'abbandono dei centri
cerimoniali, e quindi sulle ragioni della rovina che di colpo
travolse la societ dei Maya, si sono fatte e si fanno diverse
congetture, tra le quali le pi note rimangono quella tecnico-
economica di S. G. Morley e quella politico-sociale di J. E. S.
Thompson. Secondo Morley la spiegazione andrebbe ricercata
nell'esaurimento della produzione agricola e nella trasformazione
delle foreste in savane inadatte alla coltivazione. Secondo
Thompson, invece, la ragione della brusca fine sarebbe da
attribuirsi ad una rivolta contadina contro la gerarchia
sacerdotale.
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 Gli Aztechi

   Quando nel 1519 gli Spagnoli di Corts penetrarono nel Messico,
in quasi tutto il paese, dall'Atlantico al Pacifico, dalle regioni
steppose del Nord al Guatemala, si conosceva - quando non la si
parlava - la lingua degli Aztechi, si veneravano i loro dei, si
pagavano tributi a Montezuma, il temuto sovrano di Tenochtitln
(il nome precolombiano dell'odierna Citt del Messico). La
favolosa e inaccessibile capitale sorgeva, quasi per incantesimo,
dalle acque salmastre del lago di Texcoco. La palese egemonia
azteca su cos vasta estensione territoriale  all'origine
dell'opinione ancor oggi diffusa che tutta la civilt e la storia
del Messico precolombiano siano da reputarsi azteche. Azteche,
invece, sono soltanto alcune delle forme culturali e politiche
assunte dal paese nel corso dei due secoli che precedettero
l'arrivo degli Spagnoli, quando un nucleo tribale di oscure
origini (gli Aztechi di Citt del Messico), pervenuto nella
regione circostante il lago di Texcoco, inizi, nel secolo
tredicesimo, la rapida assimilazione delle preesistenti civilt di
Teotihuacn e di Tula e consegu una rapida e brillante ascesa
culturale presto tradottasi in supremazia politica tra le trib
dei Chichimechi.
   All'inizio del quindicesimo secolo gli Aztechi elaborarono la
loro organizzazione politica ed economica in condizioni di palese
inferiorit rispetto alle popolazioni della regione. Fu soltanto
intorno alla met del quindicesimo secolo che Tenochtitln inizi
la sua intensa e purtroppo breve fioritura. L'alleanza allora
stipulata con altre due citt, costitu l'ossatura di quello che,
piuttosto impropriamente, chiamiamo impero azteco. Piuttosto
impropriamente, perch nessun sovrano azteco incorpor o tent di
incorporare con la conquista le comunit pi deboli. Le citt e le
trib sottomesse e costrette a pagare tributi conservavano il loro
governo, le loro dinastie locali, i loro poteri autonomi.
L'impero azteco - scrive J. Soustelle [La vita quotidiana degli
Aztechi, traduzione di P. Argan, Il Saggiatore, Milano, 1965] - al
tempo dell'invasione spagnola si presentava come un mosaico di
piccoli Stati assai diversi quanto alle lingue ed alle stirpi,
ampiamente autonomi, assoggettati dalla potenza militare d'una
confederazione tricefala dominata da Tenochtitln.
   Ma per quali impulsi e con quali mezzi gli Aztechi erano venuti
instaurando la loro egemonia? Punto di partenza e peculiare
carattere della vita teoretica e pratica degli Aztechi fu un
sentimento di precariet cosmica, l'ossessivo timore del
verificarsi di eventi irreparabili: per loro il ritorno del sole
ed il ciclo delle stagioni non erano in alcun modo garantiti.
Quando si concludeva il ciclo - ovvero la massima unit temporale,
che durava 52 anni -, un senso di sgomento e di angosciosa attesa
invadeva l'animo dell'uomo azteco: la vita del mondo poteva di
colpo arrestarsi e l'universo precipitare nel caos. Per
assicurarsi la sopravvivenza era necessario offrire al sole, ed a
ogni altra divinit, quanto di pi prezioso l'uomo poteva dare. E
che cosa possiede l'uomo di pi prezioso della vita? Di qui i
sacrifici umani, che ponevano, a loro volta, la necessit della
guerra santa con la quale era possibile procurarsi in quantit,
tra i nemici, le vittime da immolare.
   Ma la guerra non poteva essere soltanto una sacra necessit: va
da s che al fine religioso della cattura dei prigionieri da
sacrificare si connettessero i fini ben pi positivi della
conquista di territori, dell'imposizione di tributi, del
conseguimento dei diritti di passaggio per i commercianti. Oltre
che direttamente, mediante la guerra, gli Aztechi accrebbero la
loro potenza per via indiretta, attraverso il commercio che, nella
sua forma pi impegnativa ed espansiva, era esercitato, non da
semplici cittadini ma da potenti corporazioni di trafficanti.
Questi ultimi costituirono una specie di nuova classe in ascesa,
che sarebbe stata forse destinata, col tempo, a far prevalere
sugli ideali religiosi e guerrieri del ceto dominante quelli
profani e borghesi della ricchezza e della piacevolezza mondana.
   Il fatto che la guerra e il commercio abbiano rappresentato i
mezzi pi efficaci per l'instaurazione della loro egemonia, non
deve tuttavia far pensare che gli Aztechi siano stati soltanto dei
guerrieri e dei commercianti. La guerra ed il commercio furono,
per cos dire, le attivit ufficiali e qualificanti, non gi le
principali loro occupazioni che rimasero quelle connesse alla
coltivazione dei campi. Manifestazione e compendio della vita
economica e sociale azteca nei vari settori dell'agricoltura,
dell'artigianato, dell'industria e dei servizi fu il mercato, che
assunse per tempo importanza primaria. Ogni citt aveva il proprio
mercato e la gente vi conveniva numerosa da lontane contrade. Gli
Spagnoli rimasero colpiti dalla sorprendente variet e dal pregio
delle merci esposte (pi dell'oro valevano per gli Aztechi la
giada e la turchese), dalla intensa animazione dei traffici, dal
numero e dalla organizzazione dei servizi. Per misurare quanto
fosse, oltre che importante, radicata nel profondo dell'animo
degli indigeni l'istituzione del mercato, basta osservare come
essa sia riuscita a superare tutte le aspre vicissitudini della
conquista e della colonizzazione, rimanendo ancora ai nostri
giorni una delle manifestazioni pi tipiche e vitali delle
comunit indigene messicane.
   Ma come accordare queste liete e colorite immagini che gli
Aztechi ci offrono di se stessi con le altre delle ecatombe di
prigionieri, delle esibizioni di certi macabri trofei, dalle quali
promana un sentimento di mostruosa barbarie, di tetra e primitiva
crudelt? Non ci tranquillizza certamente, l'ovvia considerazione
che i sacrifici umani non furono sconosciuti nel vecchio mondo,
presso popoli di cui tuttora veneriamo la memoria e riviviamo lo
spirito. [...] Non bisogna, tuttavia, dimenticare che la civilt
azteca al momento dell'urto fatale col vecchio mondo, non aveva
ancora raggiunto un assetto stabile, cio garantito dalla coerenza
e dalla maturata armonia delle sue componenti. [...].
   Nato con un contenuto teocratico, lo Stato azteco appare, negli
anni che precedono di poco la conquista, decisamente proteso verso
nuove forme e nuovi valori. Sembra ancora una teocrazia, ma in
realt non lo  pi. I compiti dei sacerdoti, un tempo estesi alla
totalit delle mansioni direttive, appaiono quasi interamente
limitati al campo strettamente religioso, educativo,
assistenziale. [...].
   Nessuno, naturalmente, pu oggi dire quale sarebbe stato il
cammino civile degli Aztechi se avesse potuto continuare
indisturbato. Immaginarlo, d'altra parte, rapido e folgorante,
tale da condurli alle pi lontane ed elevate vette, , a dir poco,
imprudente, perch ogni civilt, per progredire, ha bisogno del
contatto con diverse altre con cui confrontare e scambiare le
esperienze, e la civilt azteca, quand'anche fosse venuta a
contatto diretto e intenso con quella andina, non avrebbe mai
goduto di una situazione paragonabile, quanto a numero e a variet
di stimoli, a quella mediterranea. Rimane comunque fuori
discussione, che gli Aztechi non erano miserabili e vili selvaggi.
Si cibavano di svariate e deliziose vivande, abitavano in case
confortevoli ed arieggiate. I loro costumi favorivano
l'espressione del giusto compiacimento di s, che non va confuso
con la soddisfazione della vanit. Il loro sistema di vita
consentiva a ciascuno di trarre profitto dai propri particolari
talenti e di scambiare i prodotti della sua attivit con tutto ci
di cui avesse bisogno. Gli articoli d'uso domestico e cerimoniale
erano preparati con amorosa cura dagli artigiani, e non c'era
quasi oggetto che non mostrasse una pur minima traccia di
decorazione, tale da rendere piacevole anche il possesso del pi
comune utensile.
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 Gli Incas

   Rispetto a quella degli Aztechi e dei Maya l'altra grande
civilt precolombiana degli Incas, fiorita nella regione delle
Ande, costitu un mondo a s stante, rimasto isolato per lo stento
e la lentezza con la quale circolavano gli uomini e le notizie.
L'incidenza negativa della distanza e dell'asprezza dei luoghi fu
certamente maggiore di quella positiva della circolazione delle
idee e delle merci. Nell'antico Per il termine inca significava
capo (il sovrano era l' inca per eccellenza); nell'uso il
termine ha finito con l'indicare tutte le popolazioni sottomesse
ad un piccolo clan della regione di Cuzco (Per) che nel
tredicesimo secolo s'impose sui popoli circostanti, giungendo a
costituire, nella regione delle Ande centrali, un vasto impero che
comprendeva, oltre ai territori facenti parte dell'odierno Per,
estese regioni confinanti con gli attuali Stati dell'Ecuador, del
Brasile, della Bolivia, del Cile.
   Fino al secolo scorso agli Incas si attribuivano tutti i resti
di quelle immense aree, compresi i reperti provenienti dai
saccheggi delle necropoli costiere; invece oggi si sa con
sicurezza che gli Incas furono i conquistatori apparsi per ultimi
sulla scena andina, e si sa che essi assimilarono, e certo
elaborarono ulteriormente, una tradizione di civilt antica di
quasi quattro millenni.
   Tra le numerose civilt che successivamente, o
contemporaneamente, fiorirono prima dell'avvento unificatore degli
Incas, vanno soprattutto ricordate: quella dello Stato teocratico
di Chavin (localit situata in una valle a nord di Lima), celebre
per le grandiose rovine di un santuario, meta assai probabile di
migliaia di fedeli; quella dei Mochica, pure di carattere
teocratico, fiorita attorno al 500 dopo Cristo e nota per i suoi
vasi-ritratto (sull'argilla sono realisticamente impresse scene
della loro vita); la civilt del regno dei Chim, i quali
ereditarono dai Mochica il sistema amministrativo e lo trasmisero
agli Incas, assieme alla sollecitudine per la costruzione e la
manutenzione di un'imponente rete stradale; la civilt di
Tiahuanaco, dal nome dell'enigmatica, immensa citt sul lago
Titicaca, gi in rovina (ma taluni dei suoi edifici parrebbero non
rovinati, bens incompiuti) quando gli Incas assoggettarono quella
fredda e inospitale regione.
   Ma chi furono gli Incas, e come pervennero a costituire il loro
impero? Sulle origini degli Incas siamo privi di notizie sicure,
non soltanto perch essi, mancando della scrittura, non ci hanno
lasciato racconti o scritti di sorta, ma anche perch le
tradizioni orali raccolte dai cronisti spagnoli e indigeni, dopo
la conquista [...] trascorrono troppo spesso nel mito o nella
leggenda. Tredici, per accordo unanime delle fonti, sarebbero
stati gli imperatori della dinastia degli Incas, ma  soltanto dal
regno di Pachacuti (1438-1471) che lo studioso sente di muoversi
su un terreno abbastanza sicuro di storica obiettivit: pare che
da allora un corpo di annalisti registrasse [...] taluni degli
avvenimenti di pi alto significato. Storia e leggenda comunque
coincidono nel presentarci gli Incas come capi di trib guerriere,
spinte o trascinate dalla loro aggressivit, e al tempo stesso da
un eccesso di istinto di difesa, a soggiogare via via le
popolazioni finitime. E' naturale che questa primitiva e istintiva
bellicosit, non gi frenata, ma ispirata e sorretta da un
conforme credo religioso, cedesse col tempo a considerazioni pi
pacate e costruttive, man mano che la conquista si andava
rivelando una fonte cospicua di risorse economiche; e va da s che
strettamente connessi con i problemi della guerra presto si
ponessero, con crescente importanza, quelli della organizzazione
di uno Stato che potesse reggere a uno sforzo bellico continuato.
La coscrizione degli eserciti, il loro armamento e sostentamento
ponevano l'esigenza di un'organizzazione oltre che tecnica e
logistica, sociale ed economica. E fu proprio in funzione di
esigenze guerresche che si organizz lo Stato incaico, secondo
quanto attestano i suoi caratteri di rigidezza, i quali, come in
tutti gli organismi militari, per un verso condizione della sua
efficienza, furono, per un altro, causa prima della sua
vulnerabilit. Per quanto l'organizzazione del potere non fosse
caratterizzata da una forzata uniformit e da un assoluto
centralismo, [...] sostegno principale e animatore dell'intero
organismo statale era il monarca. La morte di Atahualpa (1533),
decisa (o tollerata) da Pizarro, arrest la macchina
amministrativa e provoc la disintegrazione dell'impero.
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